BALI – Indonesia


avventura zaino in spalla / lunedì, gennaio 1st, 2018

 ​Dopo aver parlato di Buddha, Buddhismo e altri misticismi non potevo non parlarvi dell’Isola degli Dei, la meravigliosa Bali in Indonesia. Ma nel programmare questo articolo una domanda mi assillava: cosa posso raccontarvi io che non sia già stato detto e ridetto ? Ed è allora che ho realizzato di quanto tutto quello che io avevo letto nel preparare il nostro viaggio, consultando mille blog, libri e guide , non era stato utile per evitare una fatale scelta sbagliata… vi sembro catastrofica , vero?!? Ma tenete presente che facciamo un solo viaggio all’anno  e “sbagliarlo” vuol dire aspettare l’anno dopo…praticamente una catastrofe !!! Avevo consultato una tonnellata di blog, ripassato in lungo e in largo la Lonely Planet e avevo letto un libro molto preciso e dettagliato di Cabiria Magni “Bali. Appunti e colori dall’Isola degli Dei”  ma nonostante questo qualcosa era andato storto. Fino ad allora non avevo realizzato di quanto  l’improvvisazione, anche se sostenuta da uno scheletro di programmazione, era sempre stata la carta vincente dei nostri viaggi.

 

Vi racconterò di come in genere procediamo nel programmare le nostre avventure in seguito ma devo farvi un breve accenno per farvi capire cosa ha compromesso questa esperienza. Di solito non prenotiamo mai gli ostelli nei quali soggiorniamo , identifichiamo una zona e in loco ci muoviamo per scegliere un ostello, se non ci piace cambiamo semplicemente zona. Ma quest’anno ci siamo un po lasciati prendere dalla pigrizia e abbiamo deciso di affidarci a un noto sito di prenotazioni on line . Una volta scelta la zona in base alle recensioni del sito stesso abbiamo identificato quella che ci sembrava la sistemazione più adatta ma una volta arrivati sul posto abbiamo realizzato quasi subito che avevamo fatto un madornale errore. Avevamo scelto un ostello in una zona molto turistica di Bali , Kuta, per poter avere a portata di mano luoghi per mangiare, la spiaggia , i servizi minimi per poterci muovere….ma ci era sfuggito un fondamentale dettaglio: a Bali non ci sono mezzi di trasporto pubblico , nessuno ne aveva parlato nei blog che avevo letto ma come ci ha raccontato un ragazzo balinese qui ognuno ha una sua auto (“i balinesi sono ricchi” a suo dire). La zona scelta aveva tutte le carte in regola per essere una scelta vincente e invece…ci siamo  ritrovati in una zona di Bali fortemente congestionata dal traffico, con strade talmente piccole da non essere in grado di supportare una tale mole di auto, strade assolutamente sprovviste di marciapiedi ( e questa non è una novità in Oriente).Il nostro ostello era in una stradina periferica della zona di Kuta ,nella stradina più piccola del mondo dove era quasi impossibile uscire dall’ostello e muoversi in qualsivoglia direzione. In altre zone di Bali meno turistiche ma meno trafficate avremmo forse potuto dare un indirizzo diverso alla nostra vacanza e avremmo potuto raggiungere tutte le cose che avevamo programmato di visitare. La domanda , quindi, sorge spontanea: perché non abbiamo cambiato sistemazione? Per un attimo ci abbiamo anche pensato ma un pò per il fatto che avevamo già dovuto pagare tutto in anticipo, un pò l’orgoglio che ci impediva di riconoscere l’errore, abbiamo deciso di restare e combattere!!

 

 

 

E siccome siamo dei combattenti, siamo comunque riusciti a vedere alcune delle cose meravigliose che l’Isola di Bali ha da offrire, a dispetto della pessima scelta della location non ci siamo persi d’animo e con l’aiuto di un agente di viaggio abbiamo organizzato alcune (purtroppo solo alcune) delle escursioni che avevamo tanto sognato dall’Italia. La mattina veniva il nostro taxista ( come i ricchi) a prelevarci all’ostello, direttamente dentro l’ostello perché per noi uscire a aspettarlo era un pericoloso gioco con il destino e ci portava dove noi desideravamo andare …. o almeno così ci faceva credere perché la maggior parte delle volte partiva ma a metà percorso ci diceva che era troppo lontano e che il traffico era troppo e che non avremmo fatto in tempo a andare e tornare . Il traffico era davvero pazzesco, qualcosa che non avevo messo in conto e del quale non mi ricordo di aver trovato menzione alcuna nella tonnellata di informazioni raccolte. Un traffico talmente lento da farti passare la voglia di muoverti, da impedirti quasi di sostare e scendere dall’auto per vedere lo scenario mozzafiato delle risaie a terrazze, un quadro 3d nel quale ci si sente parte integrante. E’ stato un mordi e fuggi perché non era possibile fare due passi per goderselo , lo slalom tra le auto in transito e sosta era troppo pericoloso.

 

 

E’ andata sicuramente meglio nella zona di Ubud dove abbiamo visto la foresta delle scimmie, una zona all’interno , appunto, della foresta dove le scimmie vivono liberamente saltando da una fronda all’altra di generosi alberi secolari o sui templi tra essi nascosti beffando i turisti curiosi . Il contatto così stretto con questi furbi animaletti è sempre pazzesco (ne ho parlato qui) .

 

 

Abbiamo visto alcuni templi induisti molto diversi dai templi buddhisti , dove è d’obbligo indossare il Sari , una sorta di pareo a copertura delle gambe , che vi verrà fornita all’ingresso di ogni tempio. Sono tutti integrati completamente con la natura che li circonda e sembra quasi ne facciano parte. Quello che mi ha colpita di più è senza dubbio il  Tirta Empul Temple con il suo petirtaan, una vasca dove i fedeli possono attingere alla fonte dell’acqua santa per espletare il rito di purificazione. Il luogo è molto suggestivo e a completarne la magia  ci sono gli inebrianti profumi degli incensi accesi e le “barchette” di offerte agli dei, dei contenitori fatti con le foglie capienti di qualche albero del luogo riempiti con fiori e frutta.

 

A Kuta abbiamo faticosamente raggiunto la spiaggia, una lunga distesa di sabbia gialla lambita da onde sulle quali provetti surfisti approcciano timidamente a questo sport, simpatici venditori ambulanti ti incantano con le loro stupende mercanzie e abili manovratori di aquiloni sfruttano il vento onnipresente per far volare i loro variopinti marchingegni.

 

 

Ovunque campeggiano le cornici sul vuoto, delle costruzioni difficili da descrivere che somigliano a portoni di grandi edifici sacri dove mancano….i portoni. Quella più nota è quella del Pura Lempuyang  un tempio in cima a una montagna che si raggiunge dopo innumerevoli scalini e una volta giunti lì ci si accorge che il tempio non c’è, ovvero, ti accorgi che attraverso quella porta trovi , come dice Cabiria Magni ” il nulla in bella mostra di sé ...Non c’è nessun tempio, siamo noi il nostro tempio.Tante volte bisogna tirarsi fuori dalla prospettiva con cui ci si abitua a guardare il mondo  per capire che il mondo non finisce là dove arriva il nostro sguardo, è che ci fa comodo così perchè è più facile”.

 

Ecco, voglio finire così il racconto di quello che non è stato il migliore dei nostri viaggi, non perché Bali non sia un posto meraviglioso ma perché a volte bisogna avere il coraggio di cambiare prospettiva.

 

 

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